Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

4'82 GIUSEPPE FERRAR! cipio che devono regnare, tr.ascurando gli uomm1, le persone, gli accid<mti dell'egoismo e della sjmpatia. La scelLadegli uomini, la congiunzione dell'interesse e dell'ascetismo sono fatali, non possiamo signoreggjarle; ogni tentativo per dominarle è irrito o torna a profitto della fatalità stessa, poichè, volendo signoreggiare, siamo signoreggiati. Tentate di comporre un governo, le persone da voi preferite nel mistero di una società secreta o nel secreto di un gabineLto sono uomini, saranno la materia animata d'un p~incipio che ve li torrà, li rivolterà contro di voi, li subordinerà ad altri uomini, e combattendo o propugnando il progresso, troverete sempre che il supremo elettore di ogni capo è il popolo e che la natura opera colla voce del popolo. Quali saranno adunque per noi l'interesse e il principio del governo? L'interesse generale combatt.e per la legge agraria; il ipunto su cui cade nella sua attuazione si è l'eredità, l'abolizione delle grandi fortune; quindi il governo deve rappresentare '.l'interesse e la giustizia delJa legge agraria; le persone sortite a governare devono essere assorte per egoismo e per asootismo nell'opera che eguaglia le fortune. Ci è difficile e- , sentare il ricco da una nota di sospetto: se lo vediamo qualche volta devoto al popolo lo è nella certezza di non rimanere spogliato dalla stessa legge che proclama, spera di salvar sè stesso nel trionfo della casta che combatte, è devoto nella fede di non riuscire. Lo abbiarn visto da sessant'anni 1 pronto ad aocogliere tutti i sofismi della metafisica onde sfuggire per la tangente di astratte considerazioni all'imperiosa legge della giustizia, che lo voleva intento all'opera unica dell'eguaglianza e dedito alla giustizia qualunque fosse l'evento. Abbiam visto ricchi istupiditi ne' piaceri acquistar d'un tratto l'operosità, la perfidia di uomini rotti nelle male . arti della corruzione, e improvvisati tribuni, mentire, tradire, malversare, felicissimi d'aver ruinato sè stessi perchè in un con essi avevano perduto un popolo e acquistato una rinomanza che ondeggiava confusa, aocu-

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