478 GIUSEPPE P'ERRARI CAPITOLO XVI. IL GOVERNO. La sovranità fissata da un doppio scambio di valori e di diritti ci offre un doppio fenomeno. Da un lato, suppone, vuole che i poteri dello Stato siano confidati agli uomini più interessati al buon governo -- e lo S<:ambiodei valori misurato colla legge dell'interesse cade sotto il cal-colodella politica e delle scienze economiche. Qui la società è un'opera materiale, una creazione dell'egoismo, un equilibrio di forze meccaniche. Dall'altro lato, si vuole che la sovra,nità sia confidata ai migliori scelti dal popolo, che soscrive il contratto ed assolutamente estranei ad ogni inter-esse. Quindi l'antinomia tra la politica e la giustizia; l'una dichiara le funzioni pubbliche altrettanti benefizi; la giustizia li considera doveri; la politica confida nell'egoismo, la giustizia domanda ascetismo; la prima vuole capacità, l'altra probità; ,l'una si fonda sull'autorità di Machiavelli e di Adamo Smith, l'altra invoca la repubblica di Platone e la Città del Sole. ,Lametafisica scor.re a traverso le contraddizioni della politica e del diritto, e s'aggira in un labirinto di ingegnosissime aberrazioni d'onde nascono i mille problemi, sempre agitati e non mai sciolti, sulla natura del governo, degli uomini politici, del progresso. Si dimanda se sia da preferirsi un governo forte a un governo giusto; se i capi dello Stato devono essere uomini di affari o uomini di scienza; -poi si chiede se il governo deve essere severo o clemente, veridico o versatile, fermo e intero nella sua volontà, o pieghevole a:lle cir-costanze; se le cose dello Stato devono essere discusse pubblicamente, o se la secrerezza sia l'anima degli affari; se deve prevalere la morale o la ragione di Stato, la ,probità
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==