Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

GIUSEPPE FERRARl il diritlo di trattarli da nemici, di costringerli colla forza, essendo essi ancora nello stato di natura. Il governo poi è assoluto, nulla può limitarne il polere, nè l'interesse, nè la morale, nè la religione del cittadino: chi gli resiste ricade nello stato di natura, deve esser vittima del più forte, si trova in balìa del governo. Dov'è adunque il diritto? Non è nello stato di natura, non nella· società, non nel governo ed Hobbes evita la contraddizione tra la libertà e la sovranità, solo perchè lascia il vero campo del contratto, quello del consenso, del diritto, della promessa accettata. Per lui il diritto si confonde da,ppertulto colla forza: è la forza che lo costituisce nello stato di natura, è la forza che lo fa essere creando la società, è ancora la forza che diventa diritto in ogni govemo: e ne consegue che dappertutto il vero diritto, la libertà dell'uomo, la libertà del contratto, la libertà di chi lo interpreta insorgono contro la sovranità hobbesiana. · Del resto, l'antinomia della libertà e della sovranità riappare nel sistema di Hobbes, anche fatta astrazione dal diritto. I fatti si oppongono ai fatli, le forze alle forze: dunque l'individuo, le sette, le fazioni possono armarsi contro la società, e la ribellione felice sarà legittima quanto la tirannia che trionfa. Hobbes suppo- , ne la giustizia nel governo, l'ingiustizia ne' ribelli: chi autorizza l'ipotesi? la debolezza dei ribelli? l'impot.enza dell'individuo? Ma Socrate è più forte di Atene, Cristo è più -potente di Tiberio. Quando il popolo e il governo sono in guerra, l'uno e -l'altro possono egualmente trionfare: Hobbes passa nel campo del governo; noi siamo liberi d'intervertire l'ipotesi; e allora il governo sarà ingiusto, e ~aera la ribellione. Ma non giova scatenarsi contro gli scritti del filosofo di Malmesbury; egli non fu peggiore di Grazio, ed annunziava un pensiero liberatore perchè combattendo la chiesa, gli abbisognava un arme per vincerla: e fu grande indicando lo scambio dei valori sociali; e primo forzava il contralto sociale a discendere dalle aride astrazioni di Grazio, per render-

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