Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

488 GIU!EPPE FERRAR! fisici che spingono la società verso l'impossibile. L'eredità limitata nella misura della necessità, ecco la via semJlice e •naturale del progresso. Qui la morale protesta, la legge è armata, l'amministrazione possiede tutti i m13zziper impadronirsi dell'eredità; mentre il capitale e la rendita si rendono invisibili, e possono rivoltarsi con satanica energìa. Nell'eredità si colpiscono uomini che non esistono ancora, individui a cui si toglie quanto non hanno mai posseduto. Colpite voi la rendita, ·il capitale? Voi colpite la possessione, voi provocate rtisistenze disperate; combattendo la proprietà, sarebbe forza uccidere i proprietari: gli uomini dimenticano più facilmente la pe:.-ditade' parenti, che la perdita de' beni. Coll'abolizione dell'eredità si compie l'abolizione del feudo e de•lconvento, si cammina sulla gran v.ia dell'umanità. Non ignoro le obbiezioni che possono essere fatte da voL. amiche: si dice facile al padre d'eludere la legge dell'eguaglianza. Rispondo, che la legge deve armarsi contro il dolo, senza sperare di renderlo interament.e impossibile in quella guisa che vieta il furto senza abolirlo e lo :punisce senza che ogni ladro sia punito. Quale è l,-1 legge la cui applicazione sia esatta come la matematica? Si proclama da taluni l'impossibilità d'attuare una legge agraria, che si rinnovi ad ogni nascita, ad ogni. morte, per mantenere l'eguaglianza tra i cittadini: non si scambi la questione: non si proclami una giusti- • zia impossibile per turbare quella che deve attuarsi sulla terra: qui non si traUa di rendere assolutamente eguali tutti i viventi, ma di aboJ.ire la mostruosa ineguaglianza che perpetua una illimitata ricchezza in poche famiglie. Si dice che i ricchi sono pochi; e quindi minime le ricchezze aipeTteal popolo coll'abolizione dell'eredità: non obliate che qui il poco è molto, anzi è tutto; noi non abbiamo appunto altro scopo se non di abolire il regno dei pochi. Da ultimo, se volete trascinarci sul campo spinoso dell'opportunità e delle diffico1tà opposte dal volere dello stesso diseredato, riconoscerò

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