FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 445 Il male non sta nell'interesse del denaro, e nell'afflùo delle terre e delle case; ma nel viv•eredi rendita, nel vivere d'ozio e di frivolezza. L'interesse, l'affitto sono scambj di servigi, di cose, di valori; sono premj vioendevoli che non su-ppon,gonouna ineguaglianza, anzi ci presuppongono giuridicamente eguali; chi prende una casa in affitto può esser ricco, e avere altre case che affitta alla volta sua; chi coltiva il campo altrui mediante annuo tributo, può esser proprietario di altri campi; chi mutua l'altrui denaro, può dare in mutuo il proprio. Nel commercio, la catena dei servigi e degli sconti è indefinita, reciproca, continua, nè si potrebbe rompere senza annientare il commercio stesso. Ogni uomo che mi chiede un prestito rimunerandomi, mi priva di un vantaggio, e se ne ripromette uno; mi toglie uh bene, e si ripromette un altro bene: vi deve essere compenso. La tirannia della rendita sorge, non dall'interesse, non dall'affitto, ma dalla ineguaglianza delle ·proprietà. L'interesse, l'affitto sono cause indirette dell'abuso, non sono cause se non subordinate alla cproprietà: se vivete di rendita dovete attribuirlo alla vostra fortuna, ai vostri capitali, alle vostre case, ai vostri campi: se le fortune fossero eguali, ,potr,estevoi rimanere nell'ozio, darvi ai piaceri, non curarvi del lavoro? potreste voi rendere tributari <lei vostri capricci gli operai, le fabbriche, il cammercio? :E1 ancora l'ineguaglianza de' capitali che genera la tirannia dei banchieri: se la banca fosse sociale, se non fosse un monopolio dei più ricchi, se questo monopolio non aumentasse di mille doppi procurandosi i privilegi accordati dal governo, diventando unico, legale nelle banche dello Stato; insomma, se l'ineguaglianza non fosse .nel 1principio, non sarebbe nei profitti, non diventerebbe un vizio, nè una tirannia nelle conseguenze. Sia stabilita l'eguaglianza delle fortune; il mutuo, l'affitto diventano scambievoli, facili; quanto si ,guadagna, altrettanto si perde; le differenze rimangono minime; non rappresentano se non il fato della materia, l'intervento ,del caso, inevitabile in ogni atto della vita.
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