Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

436 GIUSEPPE FERRARI affermare che sia voluta dalla natura: e fu, ed è voluta dalla natura, poichè noi vediamo ancora sulla t erra il regno del più forte. Ma tutta l'apologia della comunanza scritta da Platone regge tuttora; da duemila an ni assiste ad ogni progresso; coloro stessi che l'ignorano o che la ripudiano, l'adottano involontari se combatton o per un progresso : essa sovverte il mondo romano, ordina la chiesa del medio-evo, istituisce lo Stato moder no, rifulge in tutti gli scritti della rivoluzione; sciagura to colui che può dimenticare la Repubblica di Platone vivendo nelle nostre repubbliche. Ora, quale ne è l'ultima conseguenza, se non la legge agraria dell'uma nità? CAPITOLO X. IL CONTRATI'O E I DIIHTTI INALIENABILI. Due fatti costituiscono il contratto; lo scambio d i un , valore con un valore, e lo scambio di un diritto con un diritto. Dinanzi alla critica, sono questi due fenomeni egualmente inesplicabili. Abbiamo visto che il mero scrumbio dei valori è logic11mente impossibile , perchè se sono eguali, lo scambio loro è inutile; se differiscono è arbitrario. Alla volta sua lo scambio dei diritti, è impossibile: atteso che finchè li conservo essi mi appartengono; quando vi rinuncio, essi cadono nella comunanza universale: la logica non ammette mezzo. In qual modo l'io potreobe egli opporsi a sè stes so, togliersi un diritto, e trasmetterlo ad altra persona? La natuta scioglie sola l'antinomia del -contratto . Da un lato lo scambio è un fatto; noi scegliamo, noi permutiamo i valori; il vivere è uno scambio continuo di valori. Il parlare, il rispondere, il conversare, il discutere chiamasi già da tutti, e con ragione, il commercio della vita. Quando poi lo scambio dei diritti segue

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