Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

430 GIUSEPPE FERRAR! chi vive non muore; dunque Socrate non morrà. Questo ragionamento disgiunge. le-une dalle altre tutte le nozioni, e spinge alla contraddizione chi vuol ricongiungerle. La contraddizione è senza uscita, universale, inconcludente-; e ogni soluzione- promessa sarebbe nuovamente contraddittoria. Per combinare la ,proprietà colla comunanza, bisogno. volger le spalle aUa loro contraddizione, e attenersi ai fatti giuridici quali a:ppaiono. Consideriamo prima il fatto della proprietà: se dessa è un diritto, deve essere in pari tempo un interesse ed un'inspirazione. Possiamo noi dirla un int.eresse? Nessuno ne dubita: nè il povero, nè il ricco; ognuno la desidera, avventura la vita per acquistarla, avventura tutto -per difenderla. Essa è in potenza in tutti gli atti della volontà trascinata da una fo-nzainvincibile ver,so i valori, per farli suoi e per a,ppropriarsi gli oggetti che ci stanno intorno. L'io essenzialmente solitario, esclusivo, egoista si perfeziona divenendo l'artefice del suo perfezionamento; entra nella società a patto di scoprirvi il proprio meglio; ogni suo att.o esprime una padronanza che lasciata a sè senza ostacoli, vorrebbe il dominio dell'universo; e si estende alle stesse cose in cui il dominio è impossibile. L'odio, l'amore, cercano di regnare sugli oggetti amati e odiati; l'ambizione, l,a vendetta, il -perdono, tutti gli istinti non possono attuarsi, se non alla condizione di toccare alle ,persone e alle cose, come se ne fossimo signori, qualunque sia il grado- della nostra signoria. Dunque la proprietà è un bene, è un interesse, uno degli istinti della vita, un vero valore. Questo bene può diventare un diritto? Lo diventa, ,perchè sentiamo in noi la proprietà, non solamente come un bene, ma com-eun diritto. Essa incute rispetto quanto la libertà; se viene assalita, l'indignazione giuridfoa la difende, come se fosse una parte del nostro essere. !L'orrore del furto, il ribrezzo che c'inspira il ,possessodi cosa rubata, la naturale dignità che ci allontana dalla casa, dalla tavola che non son nostre, il disprezzo del ,par:aissita,ospite proca<iedel bene altrui,

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