FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 429 può egli conoscerla? Altro mezzo non v'ha che intelligenza, e l'intelligenza non può scandagliare l'intenzione di Dio se non coi titoli dell'occupazione, del lavoro, del consenso universale, della necessità politica; e dovunque la libertà e l'eguaglianza si collegano e s'escludono; dovunque consacrano nel tempo stesso la comunanza e la proprietà. Esposi l'antinomia della proprietà e della comunanza. Proudhon se ne impadronì, la gettò in piazza a spavento dei ricchi. V'hanno molte differenze tra la sua antinomia e la nostra. La sua non conosce il metodo che la genera; spesso vien confusa col mero contrasto tra il fatto ed il diritto; spesso viene afferrata nelle astrattezze che la travisano; del rimanente, egli la prende serrnpreper una contraddizione positiva, di cui promette la soluzione. Io non so se debbasi ammirare più la sua lena, o la collera de' suoi avv,ersari. Tutti i fanatici del diritto di proprietà, sonosi trovati nell'impossibilità di rispondere una ,parola alla sua polemica. Eppure la risposta era fadle. Qual'è il ragionamento di Proudhon? Egli dimostra che non si può dedurre logicamente la proprietà da veruno doi titoli coi quali si pretende di autorizzarla. La libertà, egli dice, non è la proprietà, dunque non la fonda; •- l'occupazione non è la proprietà, dunque non può costituirla; - il lavoro non è la proprietà, dunque non può legittimarla, ecc. - Egli mostra che fra la proprietà ed i titoli per cui si difende, non havvi identità, nè equazione, nè deduzione; e la Sorbona e l'Instituto non sono ancora rinvenuti dalla sorpresa! Non si sono aocorti che l'identità, l'equazione e la deduzione distruggono del pari la comunanza e la proprietà, la eguaglianza e la libertà; non hanno avvertito che il movimento logico che distrugge la proprietà è l'identico movimento che annienta l'alterazione, il rapporto tra le oose, il soggetto, l'oggetto di ogni pensiero. Coll'identico ragionamento si può dire: - l'io non è il non-io, dunque non lo conosce; - il fanciullo non è uomo, dunque non lo diventerà mai; - Socrate è vivo,
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