GIUSEPPE FERRARI Il sentimento giuridico rifiuta forse di far constare l'eg'uaglianza che si attua? Vedete le rivoluzioni, la collec ra del popolo, che copre di vergogna i giurisperiti della servitù, gli economisti dell'opulenza; vedete i doUori che impallidiscono, che si rinnegano mentre il nuovo diritto è attestato dalla santa audacia dei martiri. Se la voce di un popolo non ,è prova, dove troveremo la prova della volontà generale? Forse nella metafisica? Si risponderà : « Ma guardate altresì alla guerra; es- " sa strazia la società, il sangu€ scorre; hannovi in "conflitto due diritti, due dogmi; avrete dunque due « pesi per misurar•e la giustizia.,, Sì, la guerra è un fatto, gli interessi e i sentimenti si combattono, l'ispirazione morale può assistere egualmente le due parti che si straziano. Che dedurne? Che vi ha la guerra, che nessun uomo è tenuto ad essere superiore alla sua rivelazione, che noi possiamo avere solo la virtù de' nostri interessi, e gli .interessi delle nostre idee, e che la natura sarà l'ultimo giudice del combattimento. E se m'inganno? La vaga possibilità dell'inganno non può smuovere le ragioni determinate e positive del mio pensiero e della mia fede. CAPITOLO IX. LA PROPRIETÀ E LA COMUNANZA. La proprietà? Eococi innanzi al vitello d'oro, all'idolo de' politi-ci, al Dio de' filosofi. Esporrò prima le antinomie d'ella proprietà, ·poscia il diritto. La proprietà deriva dalla libertà; è assoluta quanto la Ubertà. Se sono libero, posso impadronirmi 'dei valori che mi stanno intorno, della terra che abito, dell'aria che respiro; la m,ia signoria ~i estende quanto la mia forza. Libera come la morale, la proprietà r€clama il
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