PARTE PRIJ"\A. CRITICf\ DELL'EVJDENZf\ Lo stesso procedimento che ci promette la certezza ci conduce al dubbio universale. Noi c'inganniamo ad ogni istante; condannati a diffidar-e delle nostre idee, dei nostri rensi, della nostra I,Dentesiamo costretti a v-erificare ogni nostro giudizio per liberarci dagli errori che ci assediano. Ma in qual modo si rettificano i nostri errori? S-esi consulta la più volgare esperienza sarà ool ripeter-e le op_erazioni fatte, col rivederle, col moltiplicare i oonfronti; in altri termini, coll'essere logici e col sottoporre i nostri giudizi al più stretto predominio della ragione. Se consultiamo gli scienziati, li vediamo alla ricerca di deduzioni rigorose, di induzioni estese per abbracci-are tutta l'esperienza possibile, di spiegazioni che subordinano ai loro principj tutte le anomalie a:pparenti della creazione; se vogliamo seguire i matematici, essi sono ancora più vicini alla certezza perehè nel mondo astratto dei numer-i, dei punti, deUe linee e delle superficie prooedon·o colla guida della logica senza scostarsene nemmeno per tener conto dei fatti; se finalmente si guarda ai. filosofi, nei più umili oome nei più arditi loro tentativi essi invocano la oertezza che la logica procede oolle tre forme dell'·identità, dell'equazione e della deduzione. L'identità ci assicura che una cosa è quella che è, 3
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==