ll8 GIUSEPPE FEttRARI be grande e piocolo; se ia oontraddizione non fosse nelle cose, il diritto non sarebbe morale e immorale .. Che dedurne? Nulla, tranne la necessità di attenersi all'apparenza, di seguire il diritto nena sua manifestazione, e sopratutto di non ascoltare una metafisica. che promette di conciliarlo colla morale. CAPITOLO VIII. LA LIBERTi\ E L'EGUAGLIANZA. La libertà è il p·rincipio stesso del diritto: difende la vita, il corpo, lo spirito, la morale, l'uomo intero; i diritti non sono altro che le diverse sue forme. A chi dobbiamo noi chiederla? alle cose? No, all'uomo. Perchè? Non lo sappiamo; lo sentiamo, e sentiamo che la libertà dell'uomo è illimitata quanto la sua perfettibilità. La morale implica la facoltà di scegliere tra il bene e il male; se la scelta è forzata, la morale scompare. La libertà protegge adunque ta.nto il male quant-0 il bene. Abbiamo diritto a tutti i vizi personali, come a tutte le virtù; nessuno può imporci la gratitudine o la temperanza, perchè nessuno può toccare alla r-esponsabil :b., al merito, al principio d'onde sorge il nostro destino. ,La libertà è il diritto d'ogni uomo: nello stabilirla, la rivelazione morale stabilisce in pari tempo l'eguaglianza; perchè la mia coscienza m'impone di ri-spettare negli altri il diritto che reclamo per me; quindi l'eguaglianza è moralmente contemporanea della libertà. Ora, la logiqa mette alle pr-ese i due diritti, e li rende impossibili a vicenda. Credete voi alla libertà? Essa è illimitata; se la limitate, non è più la libertà; e riesce moralmente e materialmente impossibile che più esseri liberi agiscano rimanendo eguali e che l'ineguaglianza delle attitudini, lib-ere di manifestarsi, non violi l'egua-
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