Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

410 ÙIU SEPPE J.i'EHHARI ranza e l'indifferenza, disse egli, sono più vicine al vero, che non l'errore. In sentenza di Locke la fede non è se non un fermo assentimento; egli la vuole avvalorata dalle prove, l,a riserva alla rivelazione, e la aega all'entusiasmo, ove la trovi sola. L'errore dei metafisici era profondo e corrispondev.agli nella teologia l'er.rore, non meno profondo, che nega la ragione. Concludiamo: hannO'Vi le antinomie della fede, come havvi il suo apparire. Sono note le prime, e non hanno soluzione: che c0-sa è dunque la fede? Quello che appare ad onta dele sue contraddizioni: non è una data religione, non è il cristianesimo, non è la credenza all'incredibile; non è la credenza al fatto provato della scienza. Credete voi aUa vostra esistenza, all'esistenza del mondo, alla matematica? Questa non è la fede che appare solo nell'azione morale quando il dovere lotta coll'interesse. Allorà, se chiamato al sacrifizio, voi decidete che la verità non sia vera, se esitate nella speranza di sottrarvi al sacrifizio per mezzo d'un accidente, se sperate che il .combattimento po.sisaessere differito, lasciato ad aHri, soppresso, mancate di fe<ie e questa si distingue dalla oognizione, come l'azione dalla contemplazione. Essa è adunque un fatto sui generis; la ragione lo trova ridicolo, assurdo, insensato; ma essa a,ppare nel soldato, nel martire, nel filosofo, ne' fondatori delle religioni e negli uomini della rivoluzione. Dunque essa è: oome ardireste negarla voi, che l'ammirate? CAPITOLO VI. IN QUAL MODO L'INTERESSE pETERMINA I LA MORALE. L'interesse misura la morale; ci rimane a vedere in qual modo la misuri e lo mostreremo con due specie di casi; gli uni incontrastabili, gli altri dubbL ' '

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