408 GIUSEPPE FEl:{RARI soro deUe obbiezioni scolastiche, sì che la Chiesa non affatto a torto afferma di non aver appreso nulla dai nostri sull'inconsistenza delle proprie leggende. I teologi erano actirbi nell'oppugnare il Cristo, essendo fermi ntilla speranza che la soluzione metafisica discenderebbe dal cielo coll'equazione della fede e della ragiòne. Dopo il risorgimento, la leggenda si separa dalla scienza; il teologo e il filosofo non sono più una· medesima persona, si divi<lono; e la fede resta al primo, la ragione al secon<lo. Qui la teoria della fede subisce una nuova fasti, ma sempre metafisica. E inteso che la filosofia è la ragione, è inteso che il teologo è l'uomo della fede, è dunque inteso che la fede è fuori della ragione, v&!ea dire co-saecclesiastica e antifilosofica. Questa convinzione .si trova in tutte le scuole; le une disprezzc1,nola fede come un errore di uomi'ni assurdi per mesfere, le altre l,a lasciano alla Chiesa come un mistero ne~ quale di-chiaransi incompetenti; altre ancora adorano ~~milmente la fode dichiarando che sta assolutamente al Ji fuori della scienza, e suppone un metodo, una logica, u!l pro-cedere non sci-entifioo: tutti sono unanimi nel metteria al bando della filosofia e della ragione. Era questo un p.~gresso? Sì, qualora noi -consideriamo il solo emanciparsi dtilla mente, il discredito dell'errore, l'attrazione del vero che sottrae all'impero della leggenda cristiana i filosofi tutti, siano essi atei come Pomponaccio o credenti come Malebranche. Ma la teoria della fede entrava nella più infolice delle sue fasi; alle equazioni errate degli scolastici su-ccedeva la negazione stessa della fede e la filosofia, collo sbandjrla condannava sè stessa, rimaneva impotente, rimaneva senza fede, in un mondo di astrattezze, la metafisica si stabiliva come vera metafisica incapace di toccare la terra e di governare gli uomini. Così, quando Leibnitz e Locke con due sistemi opposti parlano della fede,· si direbbero- insensati. Leibnitz la -prende nella sua attuazione cristiana. " Si può paragonarla, » dice egli, « all'esperienza, poichè la fede, quanto ai motivi . f
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