Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

) 404 GIUSEPPE FERRARl l'tlssesupremo, e mi dettano i miei doveri, e, fatto servo della religione, non posso più trascurare la più frivola delle sue pratiche. Che se il buon senso si desta in me, e m'apprende che il D'io vendicatore e le pene infinite dell'inforno son sogni di secoli barbari, il nuovo dogma costituisce un'altra morale, che sarà quella dei naturali int.e.ressi. · Quanto si dicè del vero può wpiplicarsi al principio dell'ord-ine. L'ordine è il calcolo dell'int-eresse, emergente dalla necessità di subordinare le nostre azioni allo scopo che si vuol raggiungere. Ma per sè, l'ordine non è la .morale, è un calcolo; esiste nel bene, oome nel male; nella libertà, come nella tirannia. Ma l'interesse naturale pone lo scopo, sceglie il suo bene, ,l'ordine suo; e questo fissa e determina i doveri. In questo senso si può dir-eche, tolto l'ordine, la moralità scompare. In questo senso dobbiamo ripetere oon Socrate: "Esser più mo- " rale lo scellerato che scientemente viola la legge, che "non l'innocente il quale obbedisce ignorandola». Opera di scienza e di poesia, sempre interessata ed ascetica, in ogni rivoluzione la morale ci si affaccia sotto due aspetti, sempre interpretata da due rivelatori: , l'uno che valuta l'interesse, l'altro che spiega il dovere. L'uomo dell'interesse è ;preciso, categorico, ama la V'ita, l'esprime liberamenLe; è ironico, imperativo, positivo, poi facile alle transazioni poichè vuol vivei-e. L'uomo del dovere lo segue dappresso; triste come un martire, iracondo, oome un apostolo, disprezza la scienza, disdegna la precisiorn~; ma è più sicuro, più preciso · della stessa scienza, .perchè il cuore non gli manca nell'azione. L'uomo dell'interesse ragiona; l'uomo del dov-ere inveisce. Tale è il rivelarsi d'ogni nuova morale: nell'antichità troviamo prima la dualità di Ar,istotele e Platone, poi di Epiouro e Zenone; nel medio-evo scorgiamo Abelardo e san Bernardo; all'epoca del risorgimento la morale i.nsP'ira contrariamente Machiavelli e Campanella, poi nel secolo decimottavo scorgiamo l'antitesi di Voltaire e Rousseau. Ma la r.iunione dei due tipi

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