Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RtvOL UZIONE 403 'contrario alla nostra giustizia; eppure la bellezza lo oonsa:cra ed Omero c'insegna la rivelazione moral,e dei tempi antichi. I testi delle leggi vetuste avrebbero potuto porgere notizie più oopiose, più fide, ed atteggiar meglio gl'interessi eroici, il sistema dei premi e delle rioompen5e, l'omine esterno e moocanioo della vita greca. Ma la vita stessa ci sarebbe sfuggita. Finchè trattasi di verificare la forza morale, il poeta è il solo testimonio dell'inspirazione giuridica. DobbiélJillodeterminare le nostre azioni ? Allora oonvien misurare gli interessi, che non si estimano se non col oalcolo meccanico; bisogna comaindare a1cune azioni, vi,etarne altre, disporre della forza pubblica, minaociar pene, prometter premj. Qui l'inspirazione non basta, è vaga, è incerta. Il legislatore deve farsi politico, economista, fondarsi sul mondo visibile se vuol governarlo. Quindi egli obbliga coll'inspirazione, comanda col calcolo; coll'inspirazione vincola la ooscienza, colla scienza domina l'intelletto. Quindi nel momento in cui propone la sua legge, è sempre poeta e scienziato. Egli è poeta perchè parla alla coscienza di giustizia, di gloria e di onore, e cerca di commuovere; in pari tempo è scienziato, .perchè deve dimostrare in un modo positivo e meccanico la necessità della sua legge. La scienza del legislatore non sarà mai se non la scienza dell'utile. I principj del vero e dell'omine su cui si fondarono tanti moralisti, intervengono nella morale suboroinati all'.Ùtile. Perchè la morale invoca il vero? Perehè il vero -è utile, e c'interessa. L'interesse non è il piacere d'un istante; è il complesso de' nostri pia,oori; deve abbr.aicciarela vita, compr,enderne. il disegno; quindi fondar.si sul vero; quindi il vero non miS'Urala giustizia se non per mezw dell'interesse. I teologi dicono giustamente che la morale dipende dal dogma, perchè il nostro interesse dipende dall'jdea che noi ci fa,ociamo di Dio, dell'universo e di noi stessi. Se io oredo ad un Dio vendi-catore, che minaccia eterne pene, questo Dio, quest.e pBne, queste due realtà c~titui.scono il mio inte-

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