Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

402 GIUSEPPE FERRARI blime deUe epopee. Ma la poesia ci mostra la coscienza dei popoli, l'entusiasmo della giustizta, la forza dei principj, e quel furore di sacrifizio che precipita i popc,li alla guerra, alla morie per dif,endere il diritto. Grozio cita d1 continuo i poeti, adorna le sue dimostrazioni colle massime degli antichi; si sforza di mostrare che i ,poeti confermano il suo dire, che il genere umano ha sempre approvato le sue dottrine. Il concetto era profondo, ma il metodo falso. Interroga materialmente la poe•sia, dà responsi contraddittorj o insig,nificanti; inveoo di mostrare l'umanità del genere umano nelle idee del giusto, mostra la gu,erra universale dei dogmi ed i diversi diritti che ne scaturiscono. Grazio entrava senza guida in un -labirinto senza uscita; le sue citazioni poetiche, lungi dall'illustrare la sua dottrina, l'avrebbero oppressa se non fossero state scelte a disegno, vale a dire con mala fede letteraria, giust,ificata da un errar-e scientifico. Il suo libro, spinto alie ultime conseguenze nelle autorità e nella teoria, nelle note e nel testo, metterebbe in oontra:ddizione la poosia e la giustizia, l'autorità del genere umano e le dimostrazioni della ragione. Da un lato ci mostrerebbe la poesia variabile, inconsistente, senza f.ermezza, senza coerenza; dall'altro lato, ci mostrerebbe l'astratta giustizia, ignorata, rinnegata dai legislatori e dai poeti dell'antkhità e de' tempi di mezzo; i quali certamente non avevano i concetti, nè la ragione, nè la dottrina del primo fondatore del diritto delle genti. I poeti che Grozio invoca distruggono la sua teoria. La poesia, lo ripetiamo, deve essere inter,rogata solo dal sentimento, dalla po,esia stessa che ,ci anima ed istru isoe solo colla beUezza, fatta astrazione dall'intento, dalla scienza e dalle stesse massime del poota. ·.Allora il diritto si rivela uno, coerent-e, ammirando; allora Walmiki, Omero e Dante ci ,presentano le tre grandi armonie morali dell'India, della Grecia e del medio-evo. L'Iliade ci fa intendere l'ira d'Achille e il diritto eroico, nè può· spiegare l'una senza svelare l'altro. Questo diritto è barbaro,

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