382 GIUSEPPE FERRAR! motivo, senu. proposito, l'uomo orgoglioso o umile, temerario o tremante, giUJlivoo mesto, senza che l'ambiente in cui vive giustifkhi il .rHmo delle sue passioni, senza che nessuno in sua vece possa provare gli stessi sentimenti, si trova fuori del senso comune, è alienato. La pa.zzìa è una specie di travestimento, una maschera, in cui si mette in contraddizione la vita colle cose; essa è ridicola come tutti i travestimenti, in cui trova>Si quell'aspettativa fallita, quella subit,a indecenza, quella mancanza di mi1 sura ,esterna che desta il sentimento comico. Chi giudiicherà dunque la follla? Noi stessi, ogni uomo; basta esser uomo per indicare la linea che separa la vita regolare dalla demenza; basta consulta,r,e il nostro intimo senso per intuire il senso leso, fatta ,astrazione da ogni dogma, da ogni religione, dall'immensa varietà de' si1 stemi che rendono gli UOiffiini non riconoscibili gli. uni agli altri. A prima giunta, quando ci decidiamo ad imprigionare il demente, sembra che facciamo atto d'intelligenza. Il nostro discorso, sempre esterno, Sipiega il nostro a-itmo vitale colrle cose esterne. Giudicando il ·pazzo, .ripetiamo le sue pairole, le sue azioni, raccontiamo le sue stravaganze, insistiamo sugli errori suoi, sulle sue visioni; crediamo di do- ·minarlo colla v,erità. E un inganno. Gli errori e le stravaganoo _deldemente possono trovarsi nella vita regolare: si può atfamdere un Messia, o oredersi Dio senz,a essere infermo di mente: tutto può essere giustificato; la saggezza può sembrar pazzia, la pazzia saggezza. Ma la rivelazione interiore scarnsa l'astratta possi'bilità del vero e del falso, del bene e del male, e ci mostra nel di:soorso del pazzo il disordine del ritmo vita.ile. Mille volte prodi.ghiamo l'epiteto di pazzo; or bene, le manie che ci :r.endono attoniti, la pazzia delle passioni, l,a b.reve .follia <lelPira (furor brevis), non sono giudicati se non dal ri:bmo naturale dei nostri istinti. Cosi, in tuLte le sue f.aJSi la follìa. non si defi.nisoo, sentesi come il bello e i'l brutto, come il serio e· il ridioolo, non si dimostra mai, è tutta neHa poesia <lella vita. L'eM'Ol'e
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