FILOSOFIA DELLA RrvoLÙZIONE 381 sventurata associazione; poi come l'ultimo che, il quale separa l'errore dalla demenza, non è mai nell'e,rrore, siamo condotti finalmente dinanzi all'-eterna contraddizione, per la quale la follìa è un errore senza essere un errore, cont.raddizione che erasi presa per un problema. Dobbiamo ripeteire 1 10 stiesso della teoria morale che vede nella follìa la volontà infe1,ma, convien quindi tra,nsir-e dalla volontà alla sua infermità; per esempio, dalla malinconia allo invincibile spleen dell'alienato: la volontà diviene dunque apparenza prima, deve dominare tutte le altre apparenze, generare logicamente quanto oltrepassa la volontà st,essa, quanto l,a fa esser-e morbosa, traviata, ammalata. Ora, la transizione non è guari possibHe. La volontà resta la volontà; ogni istinto resta quello che è; nè può alterarsi per opporre a sè stesso la pmpria degenerazione. Che ne nasce? la teoria morale s'identifica con un dogma, autorizz,a il fainatismo; e vediam medici sagaci nella p,ratica, avventati nella teoria, chiedersi sul serio se i loro avve:t1sariin politica e in Teligione meritano di èsoore rinchiusi nell'ospedale de' pazzi: se gli errori che oombattono non sono l'effetto di una volontà pervertita e morbosa. Poi ci trovi,a,mo addotti dinanzi a • qùesta contraddizione ete1ma, che la follìa è nella volontà senza essere nella volontà; e così troviamo la teo-· ria morale tr,asformata in uno sforw per aprire un'uscita al,l,aterza antinomia dell'alienazione mentale. La· follìa sfugge alle sue antinomie e alla met.a.frsica che ,la travi1Sa,se si domina coll:organo che la percepisoe, voglio dire coll'intuizione della vita. Noi non possiamo descriverla, non possiamo trO'Varleuna formola meccanica, per la stessa ragione che non possiamo descrivere nè l'arte, nè il ,ridicolo. Pure nbi sentiamo la pazzia come si sente il ridicolo; e il momento in cui l,a pazzia si dichiara, é quello in cui la rivelazione interioM cessa di corri,spondere alla rivelazione esteriore. L'uomo che ride, che pian:giil,che a-ma, che odia senza
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