366 GIUSEPPE FERRARI blica di F,rancia trovasi imprigionata nella città simbolica del Contratto sociale. Potrei moltiplicare gli esempi a pi1 acere; mostrerei dappertutto la mobilità progressiva della vita, che sempre si fa giuoco de' mezzi meccanici proposti dagli inventor.i. · Furono distinti i pensatori dagli uomini d'azione: i primi danno i principj, i secondi li attuano: Otbene, l'attuazione è in -contraddizione, non coi _princi,pj, ma colla forma materiale data dai pensatori all'utopia del loro principio. Il filosofo vagheggierà l'eguagli-ama dei pastori, la feliciità campestre, l'età dell'oro: l'uomo d'azione spingerà al patibolo i regi, i preti, i nobili; sarà un uomo di guerra. Il filosofo predirà la democrazia frequentando le corti, il democratico attuerà la democrazia com'battendo i-1despot-ismo illuminato, l'ntopia materiale vagheggiata dal filosofo. CAPITOLO XIV_. IL RWICOLO. All'espressione naturale del ribmo opponsi l'antit€si di un'espressione artifieiale, fittizia: la prima chiama:si seTia, nella seconda appare il ridicolo. Il ,ridi-colonon si definisce: è un'apparenza primitiva ineffabile con tutti .i fenomeni vitali; si possono determinare le civcostanze che lo acoompagnano, ma9 sfugge sempre nella sua essenza anti-mecca-nica. Invano si tenta di affe.rr.arlo nelle sue condizioni esterne chè tutti gli sforzi ,riescono inforiori all'assunto. Così invano Hobbes lo vuol cogliere in una subita indecenza che non ci sia personale: qu:e risum movent, dice egli, tria sunt conjuncta : indecorum, alienum et subitum. Le tre condizioni possono però verificarsi senza che il ridicolo si mauifesti: Se col rendere indecente un eroe
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