360 GIUSEPPE FERRARI Spesso gli uomini nuovi oombattono i loro proprj discepoli, condannano le conseguenze de' loro principj; per avanzare bisogna rovesciarli; pe,rocchè non sanno staccarsi dalla loro propria vita; i,n essi l'uomo antico non è spento, e si rifiuta a seguire i princÌlpj della vita nuova. Chi sa? Forse Platone avrebbe rinnegato i suoi discepoli; sarebbe agevole dimostrare che iJ Cr.isto avreboo maledetto Ja chiesa. Non è a caso che il sentimento generale, di tutLi gli uomini impone di rispetta-re i sepolcri. CAPI'l'OLO X. L'IDEALE DELL'UMANITÀ. Noi operiamo come se la natura dovesse soddisfare all'aspettativa dell'uomo: la nostra vita è progressiva: quale sarà l'ultimo termine del progre.sso? Sarà l'aspettativa soddisfatta, il dominio completo, assoluto dell'uomo sulla natura. on si concepisce l'ideale della vita se non col dar libero corso a tutti gli istinti. Possibile o impossib-ile, questa è l'utopia della vita che ci trae fatalmente a inventare il para,diso. Ma perchè si attui, non basta che la natura corrisponda materialmente alla nostra aspettativa, che ci largisca tutti i tesori desiderati; urge a:ltresì che l'uomo non incontr,i l'ostacolo dell'uomo, che la guerra sia spenta. Essa è il più terribile de' flagelli, si oppone alla libertà, paralizza la società, l'assorbe in un'opera mec.canica d'offesa e di difesa, toglie all'uomo tutti i tesori che gli sono prodigati dalla natura. L'umanità non governerà il globo se ,prima non giunge a governare sè stessa. Come potremo governare noi stessi? Lo potremo quando l'umanità sarà materialmente- associa,la; e non lo sarà se non quando tutti gli interessi saranno realmenl.e solidari. Così l'utopia della vita suµpone l'as-
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