332 GIUSEPPE FERRAR! --------------------- La differenza tra l'istinto dell'animale e i.l ritmo dell'uomo consiste i•nciò, che il primo è limitato, preciso, infallibile: la precisione dell'istinto fissa in un modo invariabile il vafor,e d'ogni ogg,etto per ogni animale, per cui la vita presentasi qual problema matematico istantaneamente risolto. Nell'uomo, al contrario, l'istinto rimane ,indeciso, si muta, si attua lentamente; e ammette una vastissima latitudine nella determinazione dei valori. Il ritmo presentasi quasi una quantità che domina più qualità diverse, vaile a di,re più sistemi di vizi e di virtù. Se la ragione è serva del ritmo, se deve obbedire all'istinto, se deve attuarlo senza mai dominarlo, se per la ragione Tersi te non· differisce da Ulisse, nè l'animale dall'uomo, a che riducesi il vantato regno della ra,gio- , ne? Si riduce ad una chimera della metafisica, che prende le contraddizioni della vita quali problemi SO· lubiE. Per -iscioglierli deve stabilire un principio, iden- .tificarsi con un dato bene, e creare un'arte di vivere astratta, in cui tu~to vien dedotto da un'unica volontà, quasi che gli uomini fossero tutti eguali nelle tendenze, negli istinti, nelle vocazioni; quasi che si possa transi.re logicamente da un bene wll'altro, da una passione alle altre. Ma il .regno dell'astratta- ragione è il regno dell'impossibile; nessuno vi può vivere; la pianta uomo non vi può germogliare, per-chè la logica vi insulta alla nostra natura, e vi trascura nmmensa varietà degli istinti onde emerge l'umanità. Come seguire gli stoici o i cinici? A•ntistene o Platone? La metafisica in azione ha messo i filosofi in conflitto coll'umanità. CAPITOLO VI. L'ASPETTATIVA DELL'UOMO. Il ritmo della vita spiega il destino dell'uomo, nelle. stessa guisa che ~'istinto spiega quello dell'animale.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==