Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

308 GIUSEPPE FERRAR! polo che dubitasse della propria esistenza: la. volontà generale cerca sempre il hene, non può vederlo che là dove lo mostrano i dogmi, e se l'accusiamo di esser corrotta siamo in errore, le chiediamo il coraggio _ela virtù de' principj, che non professa e le si domanda d'esser protestante quando è cattolica, di esser rivoluzionaria quando è monarchica: interrogatela sulla sua vera fede, sarà eroica quanto l'antica Roma. Se hannovi popoli senza coraggio quando il nemico li minaccia, si è che sono indifferenti sulla •persona del signore e che spesso desiderano il nemico qual liberatore; e la loro vita essendo riposta nei principj, e non nella terra, nelle cose materiali, nel fatto personale del governo, o nella configurazione accidentale dello Stato emigrerebbero al bisogno per cercare una nuova patria al culto che deve trionfare. Così il Buddismo si sottraeva al ferale predominio del Bramismo chiedendo un asilo ai Chinesi, la democrazia protestante dell'Inghilterra, respirava mettendo piede sul suolo vergine dell'America; e in generale ogni nuovo principio tende a spostare i governi, a fondar nuovi centri, ad alterare la geografia per creare nuov-0nazionalità; e dalla China agli Stati-Uniti vediamo schierati nei diversi paesi i diversi momenti della storia eterna de' sistemi, che si succedono nella mente di ogni uomo. Pertanto la corruzione dei sistemi si riduce al moto della storia; non degrada l'intelligenza, nè la volontà de' popoli; non riesce funesta se non nelle catastrofi fisiche e dove periscono le condizioni esterne dell'incivilimento. Come l'albero, come la quercia, la società t<:mdea svilu,pparsi; la ghianda cade essa in terreno sterile? al primo germogli•are vien essa ~adicata dai venti? Perisce senza che la legge colla quale doveva svilupparsi si trovi falsata. L'errore sì ostinato sulla corruzione della società provenne dall'avere gli antichi filosofi fermata la loro attenzione piuttosto sulle cire-0stanze esterne della patria che sul suo moto interno; la vedevano fragile, facilmente invasa, nel momenoo

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