Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 305 fasi sociali, pure rimane sempre in sostanza la stessa. Cattolici o filosofi, regii o repubblicani, siamo sempre addotti al dubbio momentaneo che esce dalla doppia apparenza del bene e del male : nè si sfuggirebbe .&.l dubbio senza cessare di esser uomini. Perchè ogni evento non corre a nostro gra<.io,ogni fatto non comcide colla nostra previsione, le grandi guerre nellB quali viviamo suppongono dai due lati grandi sconfitte. Si può sperare, si può sfidare la sorte, si può accettare il martirio; però la cieca fede, sempre plaudente ad ogni evento, quasi fosse una certissima vittoria, un segno evidentissimo di progresso, si confonderebbe coll'idiotismo che celebra i fatti compiuti, e ammette ogni vittoria. Se possiamo innalzarci alle regioni di un'altissima fatalità, se per astrazione possiamo contemplare il corso della società quasi fosse inevitabile come il corso d'un fiume, nell'azione dobbiamo imputarci scambievolmente il nostro agire, vederlo figlio della libertà, attribuire ad una causa umana le nostre sconfitte; e qual sarà questa causa, se non cercasi nell'egoismo e nelle misere passioni per le quali ci confessiamo degradati? Al cospetto della metafisica il dilemma pende tn l'organizzazione e la corruzione della società: se ammettesi che •il sistema sociale tende naturalmente a costituirsi, la corruzione diventa impossibile: viceversa, ammessa la corruzione qual tendenza naturale, devesi negare l'organizzazione. Per transire da una tesi all'altra, la metafisica cerca un termine medio e due ne .furono proposti, °l'uno che imputa la corruzione alle idee, l'altro che ne accagiona le passioni. Machiavelli, che spiega la corruzione colle idee dichìara apertamente che scorsa una prima epoca di credulità nella quale le religioni si formano per ·ordinare la società, e per sottrarre l'individuo al suo naturale egoismo, si entra in un secondo periodo, in cui• la scienza infrange le catene della superstizione, vince l'errore utile della réligione, e svanita l'impostura benefica del culto, l'egoismo riappare per sciogliere gli 10

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