Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

288 GIUSEPPE FERRAR! bile; ma perchè, mentre falsificavano la rivelazione, l'accettavano; mentre credevano moment-anee le contraddizioni eterne, cercavano di scioglierle con nuovi fatti indagati nel seno della natura; mentre pensavano d'incatenare la natura tutta intiera alle loro scoperte positive, le scoperte stesse s'aggiungevano alla tradizione dello scibile, e positivamente trasformandola rinnovava-no la società. CAPITOLOXV. L\ SOCIETÀ È UN SISTEMA. Nell'uomo isolato la rivelazione è limitata, fugace; ma l'nomo non nasce solitario, vive co' suoi simili; e la rivelazione si sviluppa nella società. Se dimandate alla logica l'origine della società, troverete che non può essere dedotta nè dal pensiero, nè dalla volontà dell'uomo. Non dal pensiero, perchè l'uomo, per desiderarla, avrebbe dovuto prima cono:;cerla e per imaginarla anticipatamente provarne i vantaggi: quindi la sua origine diventa impossibile su tutti i punt.i, mel'Cè l'assioma logico che non s'impara se non ciò che si conosce. La parola ,non è forse la prima di tutte le -condizioni della società? Quindi la stessa parola suppone il consorzio umano, suppone la parola, essendo il linguaggio necessario all'invenzione del linguaggio. IsLessamente, Ja società non può essere dedotta dalla volontà dell'uomo: corrisponde essa ai nostri bisogni? Ci resta a sapere se i nostri bisogni hanno.,creata la società, o se la società ha creati i nostri bisogni; se essa è figlia de' nostri istinti, o se li ha falsati. Il selvaggio la respinge con orrore: per lui essa è una servitù senza limile, i nostri campi sono luoghi di pena, in cui l'uomo è avvinto alla terr:a come il bue, le nostre •

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