Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA OELLA RIVOLUZIONE --------~----------- --- si accorge di esser vecchio; la sua fidanzata era fanciulla, ora è decr,epita. La natura ha cambiato. S'anco l'imanesse immobile, il nostro pe-nsiero la farebbe val'iare: non può abbracciarla se non P.ortandosi successivamente da un punto all'altro; tessuto col filo delle Parche, cangiante come il velo di Maya, esso spargel'ebbe l'errore nel cielo stesso di Platone. In pari tempo ogni sua affermazione si stabilisce eterna, e u11iversale: diciamo che la neve è bianca, non diciamo che sia bianca sulla terra, relativamente a noi; il nostro dire è sempre semplice, dictum simpliciter, non mai relativo, secundum quod. Tale è la formola dell'errore. lo rendo eterno ogni ;pensiero, lo fo essere puramente e semplicemente: come il cavaliero della leggenda, credo al perdurare d'una cosa che cambia, e lo credo naturalmente, perchè l'essere è meccanico, logico; p€r l'essere, quanto appare deve rimanere. Io universalizzo ogni pensiero perchè lo stabilisco puramente e semplicemente: imito il pastore il quale estima dalle sue mandre la riochezza dei re, e lo imito naturalmente, perchè l'essere è universale, se non vien limitato, se non è interamente cattivato dalla natura. Ma l'essere, quest'idea che giunge la prima nel mio pensiero, non può venire interamente padroneggiata; non havvi termine alcuno concepibile che possa adeguarla o pareggiarla. In noi e .fuori di noi è principio primo dell'identità, dell'equazione e del sillogismo, contiene tutti i fenomeni reali, ma contiene anco i.Jpossibile, essendo impossibile di eguagliarla e di scoprire una natura che possa riempierla. Parliamo come se l'affermazione fosse un'equaziane tra l'essere e le cose affermate, mentre non fa che ravvicinare due termini riuniti dalla natura; parliamo come. se l'affermazione fosse necesaria, mentre è contingente; come se l'affermazione fosse universale, mentre è sempre relativamente a noi. Di là l'errore che incomincia dove comincia la dissidenza tra la logica e la natura, cioè nell'atto stesso del giudicare, che ,la logica desidera matematico, e che la natura vuole arbitrario.

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