Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE CAPITOLO XIII. DELL'ERRORE. Il fenomeno dell'errore non può aver luogo finchè ci atteniamo alla rivelazione diretta; qui tutto è vero; isolate ogni pensiero, l'errore scompare; circoscrivetevi alla percezione, all'apparenza immediata; se anche la vostra percezione abbracciasse l'universo, l'inganno sarebbe sempre impossibile. Esso nasce quando si procede a coordinare le apparenze wme se fossero tutte immediate; allor,a si giudica il passato, l'avvenire come se presenti; si arguiscono dal presente, e la concatenazione de' nostri pensieri cessa di corrispondere alla realtà. Allora supponiamo negli astri una grandezza tangibile, eguale aHa loro grandezza visibile; ci inganniamo sulle distanze, sulle dimensioni, sulle qualità, sulla durata; affermiamo ancora le cose quando son già scomparse, ignoriamo quelle che vengono apparendo. Se non che l'errore s'ignora ancora, -non è sospettato, ci crediamo nel vero, supplendo alla percezione col trasportare il noto nell'ignoto e la più pazza delle illusioni può darci tutte le consolazioni della scienza. Quando sorge adunque l'errore come errore, coHe sue incertezze, colle sue angustie, col corteggio delle inquietudini che ci obbligano al. penoso lavoro d; rettificarlo? Esso si svela con una specie di dramma in quattro tempi. Nel primo vediamo nuovi fenomeni, la rivelazione ci apporta nuovi dati, la generalizza2";ione,le analogie, ci mostrano ostacoli inopinati, la facilità del pensiero c,essa la confidenza nelle nostre convinzioni svanisce. La to'rre che pareva rotonda non appare più tale, se-nz.a che si distingua quale sia la nuova forma che prende.

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