Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

GIUSEPPE FERRAR! tim11 idea può cot1siderarsi innata, non perchè lo sia veramente, "non perchè sia negato agli oggetti di trasmettercela, non perchè l'esperienza la supponga in noi; l'essere è innato solo nel senso, che trovasi contemporaneo del pensiero. Una volta acquisite, una volta penetrate in noi, le idee devono essere nuovamente conquistale, cioè tratte da ogni pensiero, da ogni p ercezione; ed allora soltanto chiamansi astratte, e colle astrazioni compiesi poi il lavoro della generalizzazione. CAPITOLO XII. IL MOVIMENTO DEL PENSIERO. Abbiamo espost-0gli elementi del pensierro: ora do bbiamo mostrare come il pensiero procede: qual'è dunque il suo movimento? Per sè, il pensiero riducesi al giudizio; afferma 4 ua nio pare, nega quanto dispare; rimane sempre s ervo del fenomeno; quindi il suo movimento riducesi all'esatta ripetizione del moto delle cose, e costituisce una specie di meccanica intellettuale. Esso non ,penet ra le metamorfosi molecolari ed organiche; per lui non h avvi se non il gr,ande o il piccolo, il contenente o il con-. tenut-0, il sì o il no, l'essere o il non-essere; per lui un germe che si sviluppa è un germe che scomp are, un albero che appare; noi seguiamo io sviluppo molecolare ed organico, degh esseri, con una serie d'a ffermazioni, di cui l'ultima distrugge sempre le preced enti. Quel fanciullo cresce: aoffermasi l'uomo negando il fanciullo; quell'uomo muore: affermasi il cadavere negando l'uomo: qual'è •la causa, la leg,ge interna dello sviluppo che. spinge il fanciullo alla gioventù, il vecchio alla morte? Noi l'ignoriamo, ristretti ad asserire meccanicamente i diversi stati dello sviluppo, la loro successione, la loro disparizione. Benchè la success ione,

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