Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

266 GIUSEPPE FERRAR! l'iale che lo ca:i-iLiva, o ad un pensiero lungamenle elaborato che sorga nella ,nostra mente, resta sempre signoreggiato dagb oggetti. Qual'è dunque la libertà del riflettere? Siamo liberi nel riflettere, come lo siamo nel peroepire; .possiamo por mente alla scena delle nostre ricordanze, oome possiamo andare o non andare su quel monte, da cui si scopriranno più citt..1..La lib-ertà resta dunque esterna allo stesso pensare, non ne altera la natura; il pensare nella percez'ione e nella riflessione rimane sempre fatale, sempre percezione, .sempre immediato: può essere o non essere, trovarsi più o meno agevole, esigere uno sforzo di concentrazione e nessun sforzo. Ciò solo -fa differire la percezione propriamente detta, dalla nostra riflessione, dove la memoria, le astrazioni, 1-eclas1;,ificazionisempre immanenti siccome altrettanti oggetti materiali, forzano di continuo l'affermazione, la negazione, l'equazfone, il sillogismo. Noi ra:ccoglieremo dunque ogni nostro studio sull'atto unico del pensare, nè parleremo d'altro, lasciando i particolari di una distinzione più minuta. Vi hanno due cose da notare nel pensiero: gli eleménti e .n movimento: cominciamo dall'esaminart gli elementi. CAPITOLOXl. GLI ELEMENTI DEL PENSIERO. Gli elementi del pensiero corr.ispondono agli elementi degli oggetti; quanto appare nella natura, appare nell'intelletto; l'intelletto è lo specchio della natura; quanto ,trovasi nell'oggetto conosciuto, ritrovasi ne-lla cognizione. Le cose della natura si dividono nelle due grandi olassi degli individui e dei generi, ~annovi dunque nel pensiero gli individui e i generi, cioè le sensazioni e le idee.

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