2Gl GIUSEPPE FERRAR! - -- ---------------- eia dell'universo. Accettiamo dunque l'uniformità e la costanza quali si rivelano, nè cerchiamo nei generi una fatalità che le corrobori, poichè non havvi equazione 1.ra la sostanza e la costanza dell'universo; i due termini esprimono solo la necessità del conlienente e del contenuto, e per una nuova rivelazione potrebbe sparire questa stessa necessità. Che se per eternare il mondo attuale si allega la prova della nostra convinzione istintiva, della fede naturale, dell'aspettativa ingenita e invincibile, che s'attende a veder perpetuare nell'avvenire le leggi presenti della materia: si ponga mente alla fede, alla sicurezza con cui vive ogni insetto dell'estate, senza sospettare il disastro che lo distruggerà nell'evoluzione dell'inverno. Lasciamo la natura alla natura. CAPITOLO X. IL PENSIERO. La rivelazione degli esseri si raddoppia in noi; t1uanlie sono le cose fuori di noi, altrettanti pensieri scopriamo in noi stessi : le cose e i pensieri formano cosi una doppia serie di fenomeni correlativi, gli uni esterni, gli altri ,interni; gli uni fisici, gli altri intellettuali. II rapporto tra i pensieri e le cose trovasi determinato dall'apparenza stessa dei pensieri e delle cose; il pensiero si stabilisce come percezione, non si riferisce mai a sè ma si rappor,ta immediatamente agli .oggetti; senza di essi non sorge; pensare a nulla è non pensare. Gli oggetti del pensiero non esistono per noi St} 110n percetti; eppure appèna percetti si stabiliscono, ·fatta astrazione del pensiero. Così l'apparenza stabilisce il pensiero, l'apparenza lo fa oorrisponèiere agli oggetti, l'apparenza lo rende servo degli oggetti, in fine l'apparenza mostra il pensiero nella dipendenza delle cose, e le cose indipendenti dal pensiero che le rivela.
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