Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 261 scioglie il problema. Il politico che ci pone in una data classe di cittadini, il giudice che ci dichiara condannati dalla legge, trovansi nel caso del chimico e del naturalista. Poco importa che i generi siano oggetti immateriali, che siano intelligi'bili, essi sono grandezze, le classi si determinano secondo la gradazione delle grandezze: esse guidano il sillogismo per la necessità chef.a contenere o escludere una cosa dall'altra i·n forza della proporzione delle gra,ndezze; la dimostrazione è dunque meocanica. •Quanto più una scienza si concentra suUe grandezze o sulle quantità, tanto più s'avvicina alla esattezza desiderata dalla scienza. L'astronomia non considera gli astri se non oome ta.nte quantità di una materia s.conosciuta; non •pensa alle materie, pensa alle masse, al volume, al moto degli astri e dei pianeti e diventa una meocanica celeste, un portento d'esattezza. La meccanica propriamente detta non considera se non le masse e i moti, sta fedele al suo dato; e quindi si svolge coll'equazione e col sillogismo. Havvi una scienza della luce, perchè la luce si misura come il molo: bavvi una scienza del calore, perchè il calore si move come la luce. Da ultimo, noi scopTiamo una sci,enza in cui la materia viene affatto dimenticata, e si 'Valutano ~e sole -quantità sia nel numero, sia nell'-estensione; ed ~ questa l'unica scienza che meriti tal nome, voglio dire la matematica. Le scienz-e naturali non si sono svincolate dalla metafisica. se non da qualche secolo; e tutti sanno come ondeggiassero tra i sogni della magia e quelli dell'astro- -logia. Sciolte dalle astrazioni scolastiche rimasero ancora sotto la schiavitù del deism_o. E quando si videro i numeri, gli atomi, i semi impotenti a rivelare la desiderata equazione dell'universo, quando poi fu posto in Dio il primo principio di quanto appare, fu data un'intenzione ad ogni evento, un pensiero ad ogni cosa, e fu stabilito un infinito errore, di cui le traccie resta.no oggi nello stesso ateismo. Di là il pregiudizio de'

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