GIUSEPPE FERRAR! rose, che la:sciar morire gli uomini; adesso voi negate il princi·pio che m'avete accordato, cioè l'indivisibilità delle anime. IL NATURALISTA. Io era nell'apparenza, e rimango nell'apparenza. Vi ho detto che la mi,a anima 1 non era l'essenza. di Aristo• tele, nè la monade di Leibnitz, nè l'anima della teologia; essa riducesi all'unità indivisibile .di quanto appare uno e indivisibile. Quando io costruisco un edifizio, quando io ne traccio il disegno uno e indivisibile, io sono l'anima dell'edifizio: ma chi vi dice che il disegnQ non possa essere l'opera collettiva di più architetti,' co- . me una leggenda immaginata da più poeti, come una religione decretata da più concili? L'unità che pare nel seme, nel germe, può essere una specie d'inadiazione che pàrte da un centro realmente indivisibile; può essere altresì come la convergenza d'innumerevoli raggi che partono da tutti i punti di una data circonferenza per toccare il centro. Forse la mia esistenza risulta da un'anima i,gnota, che domina realmente il mio cuore e, il mio cervello; forse il mio cuore e il mio cervello cospirano verso quell'unità, che chiamasi la mia anima. I due casi sono egualmente impossibili nella logica, egualmente possibili nella materia della logica; io non seguo la logica, nè il possibile, sto all'apparenza; rico: nosco l'unità dove si mostra, e quando scompare, l'ani• ma per me scompare. Il mio spiritualismo comincia colla mineralogia, e finisce colla storia naturale dell'uomo.
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