FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE IL NATURALISTA. Benissimo. La congiunzione, l'identificazione di due cose, <li due facoltà, ci sforzano adunque a SU!pporre un io indivisibile; ora io ve<lo nel fiore più forze che · cospirano, vedo una cosa unica che si diversifica e si svolge nelle foglie, nei petali, senza cessarn d'essere unica e di dominare il complesso del fiore. La rosa è come un animale, essa opera; grande o tenue nel suo sviluppo, mostra l'unità di un'essenza che dominà la diversità materiale; asS-Orbela terra, sceglie le mole-- cole, le coordina, le orna di qualità inesplicabili: da che riservate alle anime il privilegio di identificare, di subordinare ad un punto unico e indivisibile la pluralità de' fenomeni, è forza supporre un'anima in ogni cosa. IL TEOLOGO. Promettete voi il paTadiso alle rose? IL NATURALISTA. Nè allle rose, nè a' teologi; ma se lie anime esistono sono dapperiutto, nell'uomo, nell'animale, nel fiore, nella pietra, nel cristallo, che suppone un principio dominatore, un principio che sceglie e ordina. Lo scegliere, l'ordinare, suppongono il dominare più cose ad un tempo, suppongono l'unità: fatale o volontaria, vivente o inanimata, l'unità si mostra nell'uomo come nell'animale, nell'albero come nel sasso. Quando il seme produce l'animale, l'essenza è una e indivisibile, opera fatalmente, come i~ seme .che produce la quercia; quando l'animale vive, si sente uno come il filosofo che pensa. IL TEOLOGO. Voi non mi combattete: vedete le anime dappertutto; voi mi esagerate.
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