FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 253 vamente. Pl,atone, Aristotele, Cuvier stavano per la prima alternativa; i filosofi della scuola jonia e Lamarck .stavano per la seconda: la questione non può essere decisa, l'apparenza non la decide. Che diventa il germe nel momento della sua dissoluzione? Si scioglie; se volete che rimanga, che si conservi a dispetto deH'apparenza, se lo volete immortale, proclamate l'assioma che nulla nasce, nulla perisce, l'assioma della logica che vieta alla rosa di ,spuntare e che le vieta di perire, che rende il mondo impossibile. Crederemo noi aill'esistenza degli esseri immateriali? Sì, quando si rivelano e si percepiscono; no, se gli esseri immateriali sono l'opera della nostra intelligenza. Io non vedo altri esseri immateriali, tranne gli esseri indivisi dalla stessa materia: vedo i generi; l'uomo, l'animale, la rosa, la pietra, cose intangibirri, ma esistenti; e quando non vi sono più uomini, nè rose, nè pietre, il genere scompare cogli individui. Vedo altresì l'unità di og,ni individuo or9anato, unità immateriale, intangibile quanto il genere, benchè io possa toccare le diverse parti dell'individuo; dunque ogni individuo organato è immateriale, e quando muore, cessa di essere: il disparire della sua apparenza ào urcide. Se si tratta dell'anima umana, il ragionamento è lo stesso; l'unità dell'uomo è immateriale, deve essere riconosciuta quando appare, deve oossare quando scompare. In questo senso lo studio della natura non re- ,, spinge lo spiritualismo de' teologi, ma lo uti1lizza; non lo confuta, ma lo rettifica. Ecco la rettificazione: IL TEOLOGO. 11 vostro giudizio, la vostra volonlà, la vostra coscienza attestano l'unità del vostro io; dunque è uno, indivisibile, dunque immateriale.
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