GIUSEPPE FERRAR! suoi rappresentanti subirono il martirio dtilla derisione. Fu deciso ch'era mestieri attenersi al buon senso; e lo stesso Ka,nt accordava poi leUere patenti che sanzionavano la satira volleriana inspirata dal buon senso C"ontro ·1a meLafisica della materia. Oggi possiamo oramai accettare la rivelazione naturale di Baoone, e sottometterr l'intelletto alle cose; noi sappiamo quando e come le cose sottomesse all'intelletto, sottomesse alla logica, d ive11Lano teatro della contraddizione univers:ile; sappiamo quando e come questa contraddizione presa per l'errore di un giorno, di un uomo, di una scuola, ha sospinto lo spirito umano nell'evoluzione metafisica e questa finisce coll'universalizzare, col dimostrare l'eternità dei dilemmi, e la ·,necessità di sot.toporre la logie-a allc1 rivelazione naturale. CAPITOLO VIII. LA RlVELAZJONE DELLE MATERIE. Lo stesso materialismo è una vera metafisica. Quando il fisico dice che la visione è l'effetto della luce che cade sull'organo della vista, divien metafisico, se questa descrizione è da lui tenuta come una spiegazione. Per Jar ritorno alla metafisica, non è necessario tornare a1 fuoco d'Eraclito, all'aria d'Anassimene, all'acqua di Talete; basta imitare Darwin, e porre nella contrazione il principio della sensibilità e de} moto; basta imitare Cabanis, e porr.e il pensiero in una secrezione; se al •primo ,passo una simile metafisica si riduce ad un errore positivo, se le sue contraddizioni sono affatto personali. e positive, al secondo passo esse si confonderanno colle contraddizioni critiche o coi dilemmi eterni. Il perchè noi esporremo le apparenze della materia. ·
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