Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

246 GIUSEPPE FERRAR! gliata la materia di tutte le qualità; le si tolse persi,no la quantità determinata e invariabile, e s'inventò una nuova materia in nessun modo materiale, che fu confinata tra il non essere e lo spazio, come un'astrazione, come una mera possibilità, dichiarando che la equazione dell'universo doveva trarsi da altri principj, dai tipi, dalle essenze, da Dio. Giusta Platone, la materia è la combinazione del grande e del piccolo: Aristotele la dt1finì il non-essere in ·atto, e l'atto in potenza; l'assioma che nulla nasce, nulla perisce, fu trasferito agli altri principj, ç1,itipi, alle essenze, a Dio; qua.si non restò alla materia altro officio se non quello di render possibile la distruzione e la morte. Se i corpi si dissolvono, se gli esseri si corrompono, in sentenza d'Aristotele e di Plat.one, si è che sono uniti alla materia, corrosi dal nulla; questo nulla li rende visibili, pure li condanna dall'origine a scomparire per ritornare aUe loro regioni invisibili, in cui nulla nasce, nulla perisce. 'l'ale fu la materia per il corso di duemila a;nni; indigente, avida d'una forma per apparire, ridotta alla mera inconsistenza, alla condizione per cui le' forme possono scomparire, essa non contò per nulla; la fisica venne compiutamente soverchiata daUa metafisi<ia. I fenomeni furono governati dall'astrazione; ciò che appare da ciò che mai non appare; l'invenzione venne surrogata ai fatti, e si visse nel mondo del pe- ·ripatetismo, frammisto qualche volta al ,platonismo. La teoria della materia venne nuo.v.amente modificata quando nel dooimosesto secolo Telesio svelò tutte le contr.a<l.dizionidella fisica di Aristotele e mostrò l'assurdo della materia senza qualità, senza quantità, eguale al nulla. Da quell'istamte convenne mettersi in traocia di una nuova materia che Telesio, Campanella, Gassendi cercarono, ma che finalmente Bacone scoprì e l'additò là dove essa è, nena materia stessa. cc Noi « dobbiamo sottomettere,» egli dice, « il nostro intel- " letto alle cose, e Platone sottomette il mondo ai suoi « propri pensieri; Aristotele sottomette gli stessi pen-

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