Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

230 GIUSEPPE FERRARI « segm. - Nel fatto, dice Oocam, la scienza non cade « se non sulle proposizioni, e solo le proposizioni sono « oggetto del sapere. » Ma le proposizioni sono generali; se i generi non sono altro che parole, se fuori di noi non vi hanno somiglianze, se l'universale si riduce ad una fi,nzione, ad una chimera come le concezioni degli artisti e dei logici, la scienza non diventa forse una finzione, una chimera, una poesia, un v~ro soliloquio? Occam replica: « Poco importa alla scienza del reale « che i termini della proposizione siano fuori dell'ani- " ma o solo dell'anima, ,purchè i termini siano riferiti « alle cose slesse; quindi l'interesse della scienza non , « richiede che ammettiamo le nature universali distinte « dalle particolari.» No, importa ohe i termini si riferiscano alle cose; importa dunque che le parole generiche si riferiscano ai generi; importa che il genere esista come appare, come è nel discorso, nè più, nè meno: se non è, la nostra scienza parla di somiglianze che non sono, e si riduce al soliloquio d'un insensato. Vedesi, dall'indecisione, dagli espedienk di Occam, che il nuovo problema della generalizzazione sorge per trascinare la psicologia in una nuova scolastica. Tale è la metafisica del genere; vera scolastica, che prende le contraddizioni dell'ar>parenza per contraddizioni positive, e lotta disperatamente per discoprire l'impossibile: la lotta cambia di forma presso Descartes e presso J.,ocke, agita ancora i nostri scolastki, ma deve tramontare al levarsi della critica, la contraddizione deve metter ioce nell'apparenza. I generi esistono dunque perchè appaio,no; il genere non diminuisce nè aumenta, quando gli individui diminuiscouo o aumentano; dispare quando scompaiono.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==