Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

GIUSEPPE FERRAR! ----- ---------- speranze dei regi, subivano spensieratainente l'ambi- :ione del re». Conclusione: nel 184J) la guerra perduta, e due anni dopo la libertà in gramaglie, le carceri piene, ogni diritto popolare conculcato. La conclusion,,, dello stesso ('rrore nel 1915-18: la guerra vinta bens't nel 1918, ma dopo due anni, nell'inverno 1920-21 ancora una volta la libertà mutilata, le prigioni colmr di vittime politiche, ogni diritto proletario d'associazione e di riu•nione infranto da violenze legali ed illrgali. Gli è che oggi, come nel 1851, Giuseppe Ferrari potrebbe ripetere: « Il male dell'Italia sta in Ital'ia, nelle sue istituzioni; se vuol darsi il nome di straniero al nemico, lo straniero non à solo l'austriaco, è il barone che opprime il terrnzzano, è il prelato che non ha nè patria nè famiglia ... » (Proemio all'Itaha. dopo il Colpo di Stato). Potrebbe ridire il rimprovero che « nel lor,) delirio i nazionalisti ri7wdiano il genio stesso di!lla na- :ione ed in uliano ai nomi che credono opporre agli stranieri » e gridare a coloro che han sempre il nome d'Italia sulle labbra, di fronte alla politica di affamamento e di asservimento economico, politico e militare con cui la insidiano tutti gli Stati plutocratici europei, che « la salute- d'ltaUa sta nella rivoluzione sociale,, (Federa2'iione Repubblicana). Quando Ferrari vroclama che « la Federazione h,i 77erprinci]Jio la rivoluzione che chiede la giustizia vri- ·1rut della gloria, la libertà prima dell'unità, il Lrion/,1 dei principii prim,a di ogni cosa, perchè f'uori dei princiflii non havvi forza nè ragione» (L'Italia dopo il Colpo di Stato), cd a questo ardente anelito di giustizia e di liberazione congiunge la visione, nella sua importanza, del problema economico, vedendo nel socialismo « u1itt idea e un interesse » insieme e riconoscendo (secondo ciò che oggi si chiama determinismo economico) che " le fondamenta del trono e dell'altare non sono soltanta nel recinto della Corte e del Tempio, ma si rinvengono piuttosto nella cassa forte del possidente e in ogni casa prediletta dalla ingiust-izia »,. si deve rfrono-

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