Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

2Hi GIUSEPPE FERRAR! Possiamo far~ ie stesse riflessioni sul CristianBSimo; non havvi obbiezione critica contro la Bibbia, che non si trovi nei dottori : e, certo, gli scolastici non ignoravano le contraddizioni della trinità, dell'inca:rnazione, dell'eucaristia. Anzi tutta la loro scienza si riduceva ad una crilica del Cristianesimo sottoposto alla logica, che tentavano di vincere con una metafisica semi-astratta e semi-istorica. Ma quale fu il loro risultato? Le credenze sopravvissero perchè, come ai tempi della scµo1a d'Elea, le antinomie dei miracoli inventati si confondevano colle antinomie dei miracoli naturali, e chi credeva al genero ed all'individuo ad onta delle contraddizioni loro, non aveva ragione per negare un Dio, uno e trino o l'eucaristia ad un tempo divina e materiale che appunto la scienza del tempo equiparava al mistero eterno che unisce l'uomo in genere all'uomo in particolare. La metafisica cristiana compenetrandosi, colla metafisica profana, rendeva sterile la lotta, e lasciava il trionfo alla fede. Più tardi Pomponaccio e Vanini erano i primi a scuotere realmente il Cristianesimo, perchè essendo fisici, erano potenti e invece di a5$alire la religione coi cavilli dell'uno o del moltiplo o conguagliandone i miti coi misteri della natura, l'assalivano colla storia dell'uomo e del mondo, colla rivelazione naturale, colle contraddizioni positive della tradizione sacra e delle leggende bibbliche, in una parola collo strazio della mente che obbliga ogni fedele a cercare chi mente, se il sacerdozio o la scienza. Così vi sono due critiche, l'una negativa, l'altra positiva; l'una ci getta in un'eterna irresomzione, l'altra ci sforza di continuo a prendere una decisione; nell'una non si fa che distruggere, 1'altra edifica nel tempo stesso in cui distrugge; colla prima la natura si confessa contraddittoria, colla seconda la natura ci accusa di contraddizione e di aver resi contemporanei nel nostro spirito i fenomeni successivi fuori di noi. Le sono due cose assai distinte che i filosofi confusero sforzandosi di sciogliere fisicamente le contraddizioni

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