Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

212 GIUSEPPE FERRAR! e allora la contraddizione ipositiva ci acousa di demenza e cosi ci condanna a metterci in cerca del vero. La scienza nasce dalla soluzione delle contraddizioni positive; la falsa scienza dalla soluzione immaginaria delle contraddizioni critiche: le due specie di contraddizioni non possono distinguersi compiutamente se non quando si esamina il modo con cui si formano. La contraddizione critica esce dalla logica, che domina la natura; l'altra dalla natura, che domina la logica. Dimenticale questa formola, non saprete più distinguere Je due antinomie; gli errori di un chimico, le contraddizioni di un politico avranno il diritto di figurare tra .le contraddizioni dell'individuo, del moto e del ,rapporto : voi cercherete una conciliazione, e nascerà, per natural conseguenza, che il dubbio .positivo ·e il dubbio 13~ernosaran confusi, che i problemi positivi e i probh~- mi insolubili saranno messi insieme, scambiati gli uni cogli altri, e che le ri,cerche sulla natura si troveranno jn balla d'altre ricerche, nelle quali la scoperta è impossibile. La metafisica sorge da questo procedere. Non è nella sua origine altro che una fisica ignorante: immersa in errori di fatt-0, spera dominarli; non sospettando la logica, intravede nuove oscurità nel fondo de' suoi errori: al di là del dubbio fisico vede un nuovo dubbio, e crede di uscire perfetta dalla lotta se vince ad un tempo i due nemici. Ma l'uno è effimero, l'altro eterno. Trascinata ad oltrepassare l'apparenza, la metafisica prende un termine qualunque, che penetri o sembri penetrare a traverso tutti i dilemmi, veri e falsi, solu'bili e insolubili: per meglio raggiungere lo scopo deve porsi prima o dopo, al disopra o al-·disotto dei fenomeni, mai nel fenomeno stesso. Errante, estravagante, vedesi avviluppata da contraddizioni ognora crescenti; ignorandole eterne, le confonde colle contraddizioni di un .giorno, colle contraddizioni positive, fi-· g·lie de' nostri errori; e iper tale guisa. si addentra. in un errore senza fine, trasportando le nostre speranze nell'impossibile.

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