Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

210 GIUSEPPE FERRAR! suna cosa può influire su altre cose, e che il rapporto riesce logicamente impossibile. Ma scuotiamo il giogo anticipato della logica, aderiamo all'aipparenza: i rapporti fra le cose discendono dalle regioni dell'impossibile, ma non sono da noi inventati, ci sono imposti; e la loro evidenza si manifesta nelle affinità chimiche, nelle influenze vitali, nell'urto, nelle attrazioni della natura. Dunque .i rapporti sono, e spetta a loro il regnare sulla triplice forma dell'identità, dell'equazione e del sillogismo. Pertanto servendosi dell'identità si distinguono tra loro: si separano da tutti gli altri fenomeni, e reclamano le conseguenze logiche della loro ~esistenza. Così l'attrazione è ciò che è, non potrebbe essere e non essere nel tempo stesso; non è l'affinità chimica, non l'attrazione vitale dell'amore. Ogni influenza esercitata si rivela come una forza, che muove, trasforma gli oggetti e il moto; lo spostal'Si, il trasformarsi ca<lono sotto il calcolo, si mostrano eguali o ineguali e pertanto danno h1ogo all',equazione. Infine, i rapporti sono proprietà, termini, elementi che hanno diritto di mostrarsi nel sillogismo, per guidarci verso nuove conclusioni, ed anche sotto questo aspetto sono dominanti nè t.emono alcuna logica dbellione. Egli è dunque evidente che l'apparenza è nell'essere, nell'alterarsi, nell'influire; costituisce il nostro solo ed unico a priori, sul quale si fondano tutte le scienze; la natura ;pone la base, la logica dà l'edificio; noi non abbiamo in nostro ar,bitro nè la base, nè la costruzione. CAPITOLO IV. LA CRITICA NEGATIVA E LA CRITICA POSITIVA. Negando le conseguenze della logica .sottoposta alla rivelazione, cadiamo, non più in una conLraddizione

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