Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELL.\ RIVOLUZIONE 207 noi abbiamo un udito, una vista, un tatto, dei sensi comuni, e poi interiormente degli organi comuni, si può dare il nome di senso comune anche all'insieme delle percezioni aiggiuntivi alcuni assiomi enumerati alla buona; se non che, consi<ler-atocome criterio del vero, tale insieme non ha valore perchè primitivo, nel mentre che Lutti gli errori nostri sono posteriori, susseguenti, complicati, esbesi, svariati, e se lascia nasoore le religioni, se le lascia passare, se tace quando ri-ceve le più solenni smentite dalla· trinità, dal peccato o,riginale, dalla redenzione, dall'eucarist.ia, in una parola dal Cristianesimo e dal Buddismo che i due terzi -del genere umano accettano, ad onta -degli assiomi del dottor· Reid e senza che egli ci ponga mente, come mai potrà retlificare gli errori che non ha potuto impedire? Tolta la critica l'osservazione non basta. CAPITOLO III. LA LOGICA SOGGIOGATA DALLA RIVELAZIONE. Al suo apparire la rivelazione soggioga la logica e per provarlo basterà scegliere l'esempio d'un albero che sta davanti a noi. Per sè stesso è una rivelazione primitiva e inesplicabile di cui non conosciamo nè l'origine, nè l'essenza, nè la sostanza, nè gli elementi. Ma dal momento .che appare s'impadronisce della prima forma dell'identità e la costringe a constatare la sua esistenza, a distinguerlo da tutte le altre cose, cd a reclamare tutte le conseguenze inerenti alla sua indrvidualità. Ne risulta che esso è identico con sè stesso; che lo spazio da lui oocupato non sarà occupato da altri corpi; che le sue qualità sono sue, distinte da quelle degli altri oggetti, e che non sarà possibile di affermarle e negarle ncl tempo stesso. Poi esso si

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