FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 203 l'enza, l'azioue della iogiea si :.vilLtJ.>JJa,guadag-m1., e SO\'Vel'tc uno a uno lutti i fenomeni; la contraddizione :;i fa universale. Accettiamo adunque il falo delle apparenze, restiam servi del fenomeno; è assurdo, pure dobbiam ripetere con Tertulliano: credo quia absurduni. L'idea di fermarsi al fatto, di non chiedere la dimostrazione <lel Yero, di non cercare cli l'isalire al di là delle -verità primitive lungi dell'essere nuova, è ani ica quanto la filosofia. Aristotele la raocomanda; Bacone no11cessa di predicare l'osservazione; Reid non si si.anca di accusare i filosofi che pretendono di spiegare i fatti primitivi della ragione e del senso comune; eppure il nostro metodo non è il met-0do di !\ristolele, nè quello cl i Bacone, nemmeno quello di Reid; perchè se questi filosofi annunciavano un principio vero, non sapernno, nè potevano farlo valere. Per sofferrnai·si al fonomeno bisogna conoscere il momento in cui si sta per oltrepassarlo sotto la pressione della logica pronta a dichiararlo assurdo nella sua essenza, nella sua origine, nelle sue lrasformazioni, nelle sue combinazioni. In altri termini, bisogna conoscere la crilica; chi ·l'ignora incomincia dall'attenersi all'esperienza e .può procedere legiLtimamente d'accordo colle scienze fisiche dominando le forme del ragionamento colla rivelazione naturale; ma presto abbattendosi in una wntraddizione rimane sconcertato, non sapendo discernere se sia positiva o negativa cioè da sciogliersi o da lasciare. Se s'inoltra, le contraddizioni si moltiplicano, e si perde; se retrocede, compromette i fatti sLcssi che ha conquist.ato coll'osservazione; deve rifarli, almeno classificarli di nuovo e si perde egualmente. Il perchè i consigli che trovansi sparsi nei libri de' filosofi restano steril,i ed inutili; il perchè Epicuro non seppe impedire le aberrazioni della scuola alessandrina, nè Bacone valse a precludere l'adito alla metafisica cartesiana. Che importa il predicare l'osservazione quando si i-
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