FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 195 Hegel; ni,uno è stato di lui più ardito, più preoiso, pm infaticabile nella invenzione metafisica: siamo presi d'ammirazione nel considerare quest'uomo, che, senza ristarsi ma,i, si apre la via a t~averso l'impossibile; egli è sempre solo, ed esce sempre grande da una lotta disperata; egli è sempre vittorioso tanto da .renderci attoniti. Pure la sua forza si mostra non nella metafisica, ma nello scetticismo. Quando egli cerca il sillogismo del moto della terra o l'antiwsi che crea ,i minerali, il suo procedere è sofistico, e qual-che volta puerile; ma quando dubita egli è grande; quando poi spiega Socrate, Cristo, la riforma di Lutero, la rivoluzione di Francia, allora ci sforza a sinceramente ammirarlo ma non a causa del suo sillogismo, bensì perchè egli è il ,più potente osservatore delle contraddizioni che hanno agitato i filosofi ed i legislatori. Su questo campo egli non è più metafisico, ma fisico, storico; segue l'evidenza; il suo sillogismo, lupgi dal soccorrerlo, lo imbarazza, lo svia. è la font€ prima di tutti i suoi errori nella filosofia della storia per cui separa i momenti del pensiero secondo il caso dei continenti, delle guerre, delle razze, dei fortuiti eventi, sostituendo cento cavillosi concetti alle transizioni che gli mancano. La logica. opprime il titano che la vuol vinta. Se adunque una filosofia, stando alla logica, è cosa impossibile, La filosofia, in onta 11Halogica, è impresa insensata, nè potrà mai svincolarsi dalla contraddizione che scaturisoo sotto il peso delJ.a ragione.
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