FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 18!'> che la necessità di operare c,i impone certe credenze. Nel primo caso continua l'errore psicologico, che imputa le antinomie a un difetto della mente. Quando poi sceglie certe tesi perchè la neoessità di agire legittima certe credenze, egli disconosce e l'antinomia e l'azione. La prima non ci lascia liberi, il suo dilemma è impas- · sibile, eterno, nè si lascia piegare da alcuna convenienza, da alcun interesse: il vero è vero; il fatto, fatto; torna esso a nostra ruina? tanto peggio, nè ci è dato di mutarlo. L'azione poi trovasi in ba:lìa della critica q,uanto il vero; è stretta dalle antitesi del dovere e dell'interesse, del dolore.e del piacere, della felicità e dell'infelicità; l'impossibilità di agire sorge da;l fondo stesso dell'azione; fosse pur vera l'esistenza dell'io, della natura e dello stesso Dio, fossero pur evidenti la ricompensa della virtù, la pena del delitto. Più logico era Descartes quando di proposito deliberato dichiarava di voler rimanere onesto a dispetto della critica. Kant vuol frodare una conseguenza incalcolabile, eterna, a un istinto della volontà, a una nobile ispirazione, a un sofismi che accoglie--il nostro destino spaventato dalla critica. Posto i,l sofisma, cammina da sè, vuole stabilito l'essere dove havvi il non-essere; vuol l''io benchè incerto, il non-io benchè irrito, Dio benchè annullato; e con Dio vuole la grazia, la salvezza, il paradiso, forse ·l'inferno; e un primo errore evoca lo spettro del Cristianesimo, e il •lavoro della critica cade al disotto di Descartes. CAPITOLO VI. L'IMPOSSIBILITÀ DI OLTREPA?SARE LA CONTRADDIZIONE. La ,filosofia riconobbe in ogni tempo la necessità di ammettere al<mne contraddizioni, onde poi vincere le altre oltrepassandole; e difatto se torna vano ogni - ..
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