Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA.DELLA RIVOLUZil 175 CAPITOLO V. LA CRITICA .NELLE TEORIE SCETTICHE. Ogui teoria scettica si riduce al momento critico di un sistema staccalo dal dogma e rivolto contro il dogma stesso. Per difendere l'ente, la scuola di Elea n~a la distinzione delle cose; questa negazione è il momento critico degli eleati; afferratela, rivolgetela contro l'ente; avrete le teorie scettiche dei sofisti tutte fondate sulla distinzione delle cose e sull'impossibilità che il non-essere esista per far fare il vuoto necessario a1la distinzione delle cose. Plalone e Aristotele spiegano il mondo colla ragione e le sacrificano le cose sensibili; questo sacrificio costituisce il loro .momento crit.ico nel quale mostrano l'inc-0nsisLenzadella natura materiale e sensibile abbandonata a sè stessa. Staccate questa critica dal ,platonismo e dal peripatetismo; rivQlgetela contro la ragione, avrete le teorie di Pirrone e de' suoi successori. Il cart.esianismo dubita della natura, del non-io, del senso di tutto ciò che non è nè chiaro, nè evidente; crede solo alle idee e a Dio, l'idea di tutte le idee. Isolate il dubbio caTtesiano, applicatelo alle idee e a Dio, sarà lo scetticismo di Barkeley e, più tardi, di Davide Hume. La formola della dominazione della logica ohe si di• strugge da sè, abbraccia, riassume e oltrepassa questo scetticismo; troppo vicino alla sua origine dogmatica. Lo oltrepassa in primo luogo nei sofisti, presso i quali l'arte di dubitare trovasi ancora nell'infanzia. Essi ne ignor.ano compiutamente l'istirumento; non conoscono nemmeno il sillogismo, trascurano l'equazione, e sono ridotti alla dialettica dell'identità, ossia alla dialettica dell'essere e del non-essere. Questa fa dire a. Gorgia che: "La verità non esiste; se esistesse, non

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