GIUSEPPE FERHAHI • So-cietà Tipografica de' Classici Italiani, si fecero due edizioni a distan-:.adi pochi anni. Di essi il primo volume è quasi del tutto (300 pagine su 380) costititilo da una « A natisi storica della mente di Vico in relazione alla scienza della civiltà ». Questo studio è stato di recente ripubblicato, ma non intero, col titolo « La mente di G. B. Vico». Eppitre benchè risalga al 1837, quando il Ferrari aveva appena ventisei anni, esso meriterebbe d'essere conosciuto nella sua integrità, non soltanto per quello che si riferisce al pensiero di Vico in relazione coi suoi tempi, ma anche come quadro storico dell'Italia e del mov'imento intellettuale dal Cinquecento al secolo XIX. Egli vi espose bensì le dottrine del Vico, ma senza seguirle pedissequamente, e traendone argomento JJer esporre anche le idee proprie, Una mente così originale, che senza ambagi dichiarava sterile il vensiero che non si ponga in rapporto, in comunione di idee e di sentimenti con le vaste masse popolari, non poteva non destare preoccu11azioni nella sospettosa polizia austriaca, cui ogni spirito indipendente faceva ombra. Avrebbe voluto il Ferrari '[Yltbblicare una rivista filosofica e storica, ma gliene fu negato il permesso. E allora pensò di espatriare. Il suo intelletto aveva bisogno d'un più ampio respiro, ed il suo temperamento non si adattava alla sottile astuzia cospiratoria, necessaria a presentare le idee sotto una innocente apparenza, a causa della censura e della inquisizione sul pensiero allora ostacolanti ogni libera manifestazione d'idee. Chiese il passaporto e stentò più di un anno ad averlo; e solo nel 1838 potè finalmente partire per la Francia. Quivi si mise al l'fl,_,voroper ottenere un posto nell'insegnamento universitarw. A tal uopo, come tesi filosofica, pubblicò una monografia in latino sulle opinioni religiose di Tommaso Campanella ed un'altra in francese sull'Errore. Ottenne prima un posto di supplente, come professore di filosofia a Rochefort, e nel i848 era già docente all'Università di Strasburgo. Ma ... qui incominciarono le dolenti note I
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