FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 163 multiip1o, partire da'1l'identico e diventare l'alterazfone, partire <l-algenere e arrivare all'individuo; infine dovrebbe essere inalterab~le e alterabile, immortale e perituro, generale e ,particolare, soggetto ed oggetto, cosa e pensiero; lungi dal dominare il dilemma, ne sarebbe dominato e ria,ssumereboo in sè le contraddizioni dell'universo. L'abisso che scorre tra Ja logica e la sua materia è troppo •profondo perchè possa essere colmo da alcun principio. CAPITOLO III. LE FORME LOGICHE SI DISTRUGGONO DA SÈ. Isolatamente .considerate, le forme deU.a logica non resistono alla stessa loro azione. Dimentichiamo la natura, dimentichiamo la creazione, svanisoa ogni fatto materiale. Il dilemma sorge nuovamente dal seno stesso dell'identità, dell'equazione e del sillogismo. Prendiamo la prima forma dell'identità. Finch'essa lotta contro la natura, &i.a,mo,nell'alternativa di sacrificare i suoi assiomi o l'esistenza della natura; ma quando l'isoliamo essa ci sfugge di nuovo. Per afferrarla, bisogna .aipplicarl,a a qua'1che cosa, e opporJa a ciò che non è identico. Accettata quesba necessità, che è già contraddittoria, qui ancora non si dice mai: che un oggetto è identico con sè stesso; affermando che: il sole è idèntico col sole, si cadrebbe in una vota tautologia. Bisogna che l'oggetto cambi, che scompaia momentanea:mente, che un velo qualunque s'int.erponga tra noi e l'oggetto, e ne alteri così i rapporti nello spazio o nel tempo, e allora soltanto l'identità vi,ene concett.a, invocata e può ,constare. Dunque essa non esiste se non quando ha cessato di essere; l'identità suppone il difetto di identità, ossia la differenza; essa non è eguale a •
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