Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

GIUSEPPl FEHRAIU 7 geva in modo particolare), ci ha lasciato vere e vropric opere organiche e compiute di argomento filosofico, politico e storico, di cui la presente ,e Filosofia della Rivo] uzione », che ci dà occasione di scrivere queste pagine, è indubbiamente il più importante: il libro che ci presenta al completo il pensiero politico e sociale del Ferrari nel periodo più vivo e più maturo della sua vita e dopo quelle rivoluzioni del 1848 che furono in Europa l'esperimento e la prima prova sul terreno dei fatti di tutte le idee più ardite, maturate dal 1815 in poi ma restate fì:no allora nel campo puramente speculativo. Prima de~ 18'18 Giuseppe Ferrari aveva già reso illustre il suo nome in Italia e all'estero. Datosi con ardore, non ancora ventenne, agli studi storici e filosoficit discepolo intellelluale di Gian Domenico Romagnost (i), fin dal 1835 7Jubblicava uno studio sul pensiero del suo Maestro, prima nella rivista « Biblioteca Ilaliana » e poi in volume, che subito rese noto favorevolmente il suo nome nel mondo intellettuale. Nello stesso anno pubblicò un altro studio sulla filosofia del ill amiani. Ma ciò di citi gli italiani del tempo gli furono sozJ'fatutlo riconoscenti fu la cura ch'ei dedicò alla vrima edizione completa ed ordinata di tulle le opere di Giambattista Vico. Dei sei grossi volumi, usciti vei tipi della benemerita (1) « Pel Romagnosi 111ern oreata in Milano, dnraute il regno italico del Bonnparte, una cattoclrn cli alta giurisprudenza. e di legi11lazic•n", da cui venne dimesso nel HH5. Sotto l' A11t1triu.egli aveva tuttavia. ottenuto di eduo ,re privatamente i giovani nelle eoienze le~ali, facoltà che i,tli venne tolta dopo il processo del 18:11 per l'aoonsa di nou M'er denunziato un giovane, apparteDente a 8ooietà segreta, ohe t11.lvolta lo vi"itava. Ma a lni ricorrevano pnr sempre per oon-iglio e do1trina. non sola111e11tegli avvocati d,.l foro, ma quanti giovani stndioai e prornet,tenti mal ■opportavano la tri>1tizia dei tempi ; per cui non è mstafnra il parlare di 11111, ftOnola di Rumagnoai, dBlla. q1111,le11aciro110disoepoll come. Il Ferrar!, il Cattaneo e Cefttue Cautb, benoliè q11e~to ultimo d'altra ludole e diverdo indirizzo». (.&roangelo Ghialel"i).

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