150 GIUSEPPE FERRAR! di una vita breve, forlitlo splendida 'l Temuta è la morLe, lottasi per vi ver•c con tuU.c le forz•e della natura; pure ad ogni occasione S'Jrezziamo la salute, aneliamo al pericolo, e spesso sia no pronti a dare parte della vita pel trionfo di un principio od anche di un capriccio. Come scegliere? La logica si tace. A<lunque godere è soffrire; non si può nè scegliere il male, nè scegliere il bene, nè scegliere tra i beni, nè preferire 1 la morte alla vita, o la vita alla morte. Se tracciamo ad ogni patto l'arte di vivei-e, volendo imporci i suoi precetti, ci imporrà piaceri che non saranno piaoor•i, contenti che saranno dolo1·i, delle felicità che saranno sventure. I deisti èercarono in cielo la felicità che ci sfugge in terra: vollero toglie.rei alla terra per •renderci felici altrove; ma non li seguiremo nella àoro corsa trasmondana. La critica <leve applicarsi a.ll'evidenza, sprezzar l'errore. Del resto, se il cielo pur si vedesse, ancora non potremmo penetrarvi; i suoi ben i cadrebbero sotto la stessa contraddizione dei beni della terra; perchè non si concepisce felicità sen,,,a,infelicità, nè ci è dato immaginare un bene infinito; e se Milton e Dante sanno parlarci dell'inferno, non possono dipingerci i gaudi ,celesti senz.a cadere nella monotonia di un tedioso idiUio.
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