FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 14,) sua missione -non comincia. che là dove l'evidenza scompare, là dove l'incertezza ci preme e quindi suppone che il cielo e l'inferno non sono certi; che la forza morale identificata con Dio, non è sicura, nè evidente; suppone che il dubbio signoreggia il dramma della vita; in ultima analisi, la fede suppone che Dio , abbia steso un velo ,sull'universo, per farsi indovinare dall'uomo. Qui egli diventa un legislatore capzioso e feroce; illumina ed inganna; vuol essere obbedito, e ci angustia col dubbio, ci sospende tra il cielo e la terra, si fa giuoco del nostro credere, della nostra certezza; vera sfinge, propone il mistero dell'~rnità, e precipita nel Tartaro i miseri cht1 non possono penetrarlo. Qui, per un'ultima volta, 'la resistenza diviene legittima ed eroi.ca e deve compararsi al combattimento di Edipo, alla lotta dell'uomo che svelle l'ultimo arcano a un Dio sorto dall'inforno per ricacciarlo negli abissi del nulla. Sogliono i moralisti innalzarsi a Dio perchè l'obbligazione morale non trova principio nel mondo; invocano la teodi-cea per incoronare la nwrale; tanto varrebbe compiere ,la teoria morale coll'apologia del vizio. Riassumiamo: il nostro destino si sviluppa pei due termini del sacrifizio e della felicità; ma sotto l'impero della logica, i due termini, sempre distinti, sempre opposti, ci fanno impossibile la scelta. Si vuole forse obbligarci al sacrifizio in nome del sentimento, della Ebertà, del vero? l'utile resiste: cerchiamo noi di spiegare il dovere coll'utile? Ci sentiamo migliori del nostro egoismo. La contraddizione tra l'utile ed il giusto si riproduce tra la sanzione e la legge; e se s'invoca Dio, per un inevita'bile rivolgimento s'impone un tiranno .a..ll'universo, l'empio è santificato. 10
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